RIVELAZIONI ESSENZIALI pt.2

Rivelazioni tradizionali essenziali riferite alla trasformazione spirituale benefica, profonda e durevole, che sopravviene attraverso una adeguata, perseverante ed entusiasta messa in pratica dei procedimenti multimillenari yoga (II)

Dopo questi aspetti [presenti nella prima parte dell'articolo] che sono fondamentali per la comprensione e specialmente per l'integrazione pratica della nostra trasformazione spirituale, vediamo quali sono quegli ingredienti esoterici essenziali di una pratica yoga pienamente efficiente.

La tradizione multimillenaria Yoga precisa che esistono tre ingredienti fondamentali che, una volta messi in pratica, ci porteranno una trasformazione spirituale profonda, durevole, eminamente benefica del nostro intero essere.

In lingua sanscrita, questi tre ingredienti esoterici essenziali sono chiamati abhyasa, vairagya e bhavana.

Dalla prospettiva dell'iniziazione nel mistero degli Attributi di Dio, questi tre ingredienti essenziali dell'efficienza della pratica yoga sono, allo stesso modo, correlati con certi attributi della divinità, così come evidenzieremo in ciò che segue.

Il primo di questi ingredienti esoterici è inteso generalmente come uno sforzo spirituale adeguato. Questo primo elemento fondamentale della pratica spirituale efficiente, che viene indicato nello Yoga attraverso il termine sanscrito abhyasa, non si riferisce ad una certa pratica, ma al potere occulto trasformatore di qualsiasi pratica spirituale autentica. Per questo, è particolarmente importante comprendere veramente cosa significa questo e soprattutto come applicare o come integrare abhyasa, lo sforzo spirituale adeguato, sia nella pratica Yoga, che nella nostra vita di tutti i giorni.

In lingua sanscrita, il termine abhyasa significa letteralmente andare in modo costante e stabile in una direzione superiore.

Abhyasa significa, quindi, da parte nostra una completa dedizione in vista del raggiungimento di un obiettivo superiore e chiaramente delineato. Per questo, abhyasa ci offrirà in modo costante l'energia di andare sempre e sempre avanti in quella direzione superiore, anche quando possiamo incontrare, quando ci possiamo confrontare con alcuni ostacoli, con alcune difficoltà. Abhyasa può quindi essere paragonata ad un inesauribile serbatoio di energia occulta benefica, di fiducia in sé e nel nostro successo spirituale, di ottimismo infallibile, che ci fa andare sempre avanti verso il nostro obiettivo.

La pratica spirituale ferma e costante (abhyasa in lingua sanscrita) è quella che, trasformandoci gradualmente in meglio la prospettiva, ma anche il livello predominante di coscienza, ci apre, potremmo dire, un nuovo spazio, un nuovo orizzonte spirituale. Abhyasa ci offre libertà, ci offre potere occulto realizzatore, e quando ci possiamo confrontare con difficoltà od ostacoli, abhyasa ci offre l'opzione, ci offre la possibilità certa ed efficiente di sormontare quegli ostacoli o difficoltà. In questo modo non cadiamo più in una visione limitativa e fatalista in cui diciamo a noi stessi che non abbiamo più niente da fare o che non abbiamo scelta etc..

La tradizione multimillenaria Yoga rivela il fatto che, dal punto di vista della pratica concreta vera e propria, abhyasa, lo sforzo spirituale adeguato, implica quattro caratteristiche o qualità fondamentali.

La prima qualità dello sforzo spirituale adeguato (abhyasa in lingua sanscrita) è la durata corrispondente.

La nostra pratica spirituale ha bisogno, per toccare l'intero essere, di un tempo sufficiente, di una durata corrispondente. Non possiamo trasformarci veramente dal punto di vista spirituale se ci limitiamo ad una pratica di solo qualche minuto o anche meno.

La trasformazione profonda e specialmente la trasformazione durevole, stabile, ha bisogno di tempo per instaurarsi anche nella profondità del nostro essere. Quindi, questa prima qualità – la durata – si riferisce sia alla durata di una certa pratica, per esempio, possiamo realizzare una postura corporea asana per 5 minuti, 10 minuti o 5 secondi, ma anche alla durata completa di una pratica spirituale giornaliera. Ad esempio, ci proponiamo di realizzare per 49 giorni o per un tempo di sei mesi o di un anno un certo procedimento yoga.

Evidentemente, nel caso di una pratica costante ed adeguata, gli effetti trasformatori più profondi appaiono nel caso di una durata maggiore della nostra intera pratica – sia la durata della pratica di ogni giorno, che anche la durata totale o il numero totale di giorni, di settimane o di mesi in cui pratichiamo quel procedimento.

La seconda qualità dello sforzo spirituale adeguato, abhyasa, è la continuità.

Scopriremo attraverso l'integrazione di questa qualità della nostra pratica, che è molto più efficiente praticare Yoga anche per durate minori di tempo o intervalli moderati di tempo, ma in modo sistematico, in modo costante, rispetto che praticare per qualche giorno in modo molto intenso, per molte ore al giorno, e dopo far passare settimane o mesi in cui non pratichiamo affatto.

La tradizione Yoga precisa che una pratica occasionale, anche se intensiva al momento, non può condurre in generale al successo.

La terza qualità fondamentale dello sforzo spirituale adeguato abhyasa viene definita nella tradizione Yoga come autenticità.

Questa autenticità implica, accanto ad una dedizione esemplare nei procedimenti che realizziamo, di avere anche un'attitudine quanto più trasfiguratrice verso la stessa pratica yoga. In questo modo, la nostra pratica spirituale non diventerà mai un'azione banale, comune o routinaria. Al contrario, l'autenticità nell'ambito della nostra pratica spirituale, autenticità che è di fatto un Attributo di Dio, manterrà sempre nella nostra coscienza la comprensione del fatto che dalla prospettiva della nostra trasformazione spirituale, la pratica yoga che realizziamo giornalmente è per noi la parte più importante del giorno.

Comprendiamo in questo modo che lo sforzo spirituale adeguato è molto diverso dagli sforzi che possiamo realizzare in certi momenti della nostra vita. L'autenticità nella pratica spirituale implica una dedizione quanto più completa nel nostro sforzo sistematico di trasformarci dal punto di vista spirituale, ed implica, allo stesso modo, stabilità.

Da questo punto di vista, potremmo dire che uno dei valori più importanti che abhyasa risveglia ed amplifica nel nostro essere è la stabilità che abhyasa porta nella nostra intera vita e non solo nella nostra pratica spirituale. Questa stabilità, che è a sua volta un Attributo di Dio, sarà da noi acquisita quando realizzeremo sforzi spirituali, quando realizzeremo la pratica spirituale in una piena autenticità, cioè non con mezze misure, con il pensiero da un'altra parte, non come una routine.

In questo modo, la costanza e la continuità della nostra pratica non scivolerà mai nel dogmatismo, nella rigidità. Solo in questo modo, integrando la dimensione dell'autenticità nella pratica yoga, potremo raggiungere una reale stabilità nelle nostre esperienze spirituali. Così possiamo, ad esempio, ottenere occasionalmente alcuni stati speciali o cosiddette esperienze di punta, ma tutto questo sarà passeggero e proprio per questo esse non potranno trasformarci in un modo profondo e durevole.

Senza autenticità nella nostra pratica, senza questa qualità fondamentale di abhyasa ed implicitamente senza l'energia sottile, sublime dell'Attributo di Dio dell'Autenticità di Dio che corrisponde a quella qualità, potremo raggiungere, di quando in quando, alcuni effetti notevoli nella nostra pratica yoga, ma questi effetti non dureranno.

Grazie a questa qualità dell'autenticità, abhyasa, lo sforzo spirituale adeguato ci offrirà l'accesso non solo ad esperienze occasionali, ma ad una trasformazione stabile. Ci offrirà gradualmente l'accesso ad un livello di coscienza nettamente superiore e contemporaneamente stabile. Peraltro, la stabilità e l'autenticità sono altrettanto importanti nella pratica Yoga come anche nelle nostre relazioni d'amore, nelle nostre amicizie, nelle nostre attività creatrici superiori ecc..

La quarta qualità fondamentale dello sforzo spirituale adeguato abhyasa è l'entusiasmo, l'effervescenza della nostra pratica.

La tradizione Yoga menziona che quando pratichiamo con molto entusiasmo un certo procedimento spirituale, manifestiamo un'enorme energia occulta trasformatrice, energia che permetterà a quel processo Yoga di raggiungere gradualmente tutti gli involucri sottili dell'essere (kosha in lingua sanscrita), permetterà a quel procedimento yoga di trasformare veramente ed in modo stabile il nostro intero essere.

In riferimento a queste quattro qualità fondamentali dello sforzo spirituale adeguato abhyasa, è necessario fare alcune precisazioni e sfumature. Per esempio, se la perseveranza, la costanza, la continuità nella nostra pratica yoga sono qualità di base di abhyasa, questo non significa che la nostra pratica rimarrà sempre la stessa. Sottolineiamo ancora una volta che abhyasa non si riferisce ad un certo procedimento yoga, ma alla realizzazione efficiente di qualsiasi metodo di trasformazione spirituale.

Altrettanto, l'autenticità nella nostra pratica spirituale significa contemporaneamente anche una certa sensibilità sottile. Più esattamente, se siamo autentici nella pratica yoga, siamo allo stesso modo capaci di ascoltare, metaforicamente parlando, i messaggi che possono venire dai nostri diversi kosha o involucri sottili. Ad esempio, siamo in grado di sentire cosa ci dice il nostro corpo, quali bisogni ha riguardo al riposo, all'alimentazione, e così via.

D'altra parte, questa sensibilità sottile è completata ed integrata dallo slancio entusiasta e pieno di aspirazione – la quarta qualità fondamentale di abhyasa, slancio che ci motiva a superare sempre, ma con gentilezza, le diverse limitazioni attuali. Senza questo costante superamento di sé, la nostra pratica spirituale non potrebbe svilupparsi o approfondirsi.

Considerando tutto questo, possiamo comprendere che abhyasa, come ingrediente essenziale della pratica Yoga efficiente, è per sua natura un obiettivo graduale.

Abhyasa implica tappe, implica di scoprire sempre e sempre elementi nuovi, aspetti inediti nella nostra pratica spirituale, perché in questo modo la approfondiamo in modo costante.

Per esempio, quando scegliamo di praticare la stessa tecnica Yoga per un tempo, diciamo, di un anno, la novità per ciò che riguarda abhyasa non consta nel sostituire quella tecnica con un'altra tecnica in ogni settimana. La novità viene data dall'approfondimento della nostra presa di coscienza. Essa consta nello scoprire nuovi e nuovi elementi significativi, elementi importanti riferiti a quella pratica. Una simile integrazione di abhyasa ci condurrà all'autentica scoperta spirituale, alla vera rivelazione, proprio come quando ci troviamo all'inizio della nostra pratica Yoga.

Ecco perché si dice sia nello Yoga che anche in altre tradizioni spirituali che è particolarmente indicato mantenerci nel cosiddetto stato del principiante, perché in questo stato siamo molto attenti, siamo molto presenti nella nostra pratica Yoga e come conseguenza di questa presenza e della nostra attenzione sostenuta e persistente, prenderemo coscienza, sempre e sempre, scopriremo in permanenza aspetti nuovi che sono, allo stesso modo, molto significativi per quel procedimento.

Un simile approccio o prospettiva cosiddetta del principiante, se è combinata con la terza qualità di abhyasa – ovvero l'autenticità – ed implicitamente con la dedizione ed il rispetto o l'attitudine trasfiguratrice verso la pratica, ci rivelerà gradualmente le valenze trasformatrice eccezionali di quella pratica. In questo modo, la nostra pratica Yoga potrà raggiungere e trasformare in un modo superiore, eminentemente benefico e sempre più profondo la coscienza e l'intero essere.

Di fatto, parlando in modo generale, all'inizio della nostra pratica Yoga non avevamo né la sensibilità sottile e neanche l'intuizione spirituale per riconoscere il suo potenziale del tutto eccezionale. Ma nella misura in cui continuiamo a praticare, mantenendo sempre vive, sempre attive in questa pratica, tutte le quattro qualità di abhyasa, rispettivamente la durata adeguata, la continuità, l'autenticità e l'entusiasmo o l'effervescenza interiore, quella pratica ci rivelerà tutta la sua magia, tutto il suo mistero, tutta la sua estasi.

Si può dire che l'aspetto più difficile riferito ad abhyasa è mantenere quelle sue quattro qualità fondamentali anche dopo che l'energia dell'inizio è diminuita, e come esempio di un'attitudine molto semplice che ci può però aiutare particolarmente nel mantenere intatta e anche di sviluppare ed amplificare le quattro qualità fondamentali di abhyasa, è molto raccomandato che ogni volta in cui pratichiamo Yoga, cerchiamo di scoprire, sottolineare, ogni volta, almeno tre aspetti nuovi e significativi per quella pratica.

Se saremo veramente attenti, questi elementi nuovi appariranno sicuramente ogni volta. In questo modo, la nostra attenzione che sarà orientata verso la scoperta di quegli elementi nuovi, costituirà anche un eccellente antidoto contro la routine, l'appiattimento o persino il deterioramento dal punto di vista sottile ed in particolare dal punto di vista dell'efficienza di quella pratica.

È però molto meglio estendere questo esercizio così semplice di presa di coscienza, di scoprire il nuovo, anche in altre attività che realizziamo in modo costante, incluse le nostre attività quotidiane che rimangono sempre le stesse da un giorno all'altro, e anche nel realizzare insieme all'essere amato le stesse posture erotiche, amorose. Cercheremo anche in questo caso di scoprire ogni volta almeno tre elementi nuovi e significativi e così via.

Questa indicazione tradizionale ci rivela contemporaneamente il fatto che abhyasa, sebbene sia un ingrediente essenziale dell'efficienza della nostra pratica spirituale, non è sufficiente. Ci rivela il fatto che esiste la possibilità che il nostro sforzo spirituale, abhyasa, diventi uno sforzo sterile o si impongano su di esso la banalità, la noia o altre incomprensioni di natura egotica della pratica ferma e costante.

Per prevenire tutto questo, è necessaria la presenza del secondo ingrediente esoterico, offrendoci questo, insieme ad abhyasa e con il completamento che viene offerto dal terzo ingrediente, un'efficienza decisamente incredibile, infallibile, della nostra pratica yoga.

Indietro
Indietro

RIVELAZIONE ESSENZIALI pt.1

Avanti
Avanti

RIVELAZIONI ESSENZIALI pt. 3