RIVELAZIONI ESSENZIALI pt. 3

Rivelazioni tradizionali essenziali riferite alla trasformazione spirituale benefica, profonda e durevole, che sopravviene attraverso un'adeguata, perseverante ed entusiasta messa in pratica dei procedimenti multimillenari yoga  III

Il secondo ingrediente esoterico essenziale di una pratica yoga efficiente viene chiamato in lingua sanscrita vairagya.

Il termine vairagya viene tradotto di solito con “discernimento”. Vairagya ci insegna come aprire la coscienza verso la nostra pratica spirituale, come permettere a quella pratica di trasformarci, di ristrutturare dalle fondamenta l'intera vita. Vairagya ci apre la coscienza verso la bellezza, la ricchezza, l'esuberanza della vita, aiutandoci così a non rimanere bloccati nel passato o fissati in modo rigido verso un certo futuro che sogniamo ad occhi aperti. Vairagya ci offre una vera libertà spirituale.

Il termine sanscrito vairagya è una declinazione specifica dell'espressione viraga. In lingua sanscrita, raga significa in generale desiderio comune o egotico, dipendenza emozionale ed attaccamento di ogni tipo. Il prefisso vi indica qui un movimento completamente opposto a quello dell'accettazione o del seguire i nostri attaccamenti, le nostre dipendenze e i nostri desideri comuni – raga in lingua sanscrita. In altre parole, vairagya significa distacco saggio da quei legami di dipendenza, di abitudine, di attaccamento, verso gli aspetti effimeri della nostra vita.

Vairagya ci offre un radicale stato di libertà, ci offre uno spazio interiore, uno spazio della coscienza e della nostra anima che è completamente puro e completamente libero e in cui potrebbero apparire nuove possibilità di vivere, di pensare, di comunicare, di percepire e di trasformarci dal punto di vista spirituale.

Detto semplicemente, vairagya ci offre una prospettiva del tutto nuova sulla vita, una prospettiva in cui non ci lasciamo più rapire dalle dipendenze e dai nostri soliti attaccamenti, dai soliti filtri cognitivi o dalle nostre solite rappresentazioni concettuali, potendo in questo modo prendere coscienza di ciò che veramente esiste, ciò che è reale e non ciò che noi ci rappresentiamo in un modo più o meno distorto a livello del nostro pensiero concettuale.

Possiamo ora comprendere che sebbene abhyasa sia in effetti il motore occulto dell'efficienza della nostra pratica spirituale, se abhyasa non è sostenuta ed integrata dal distacco spirituale saggio e pieno di discernimento che è vairagya, nel tempo abhyasa evidenzierà le limitazioni, e in alcuni casi queste limitazioni, che provengono tutte senza eccezioni da una comprensione e da un approccio sbagliato a livello dell'ego della pratica spirituale, queste limitazioni, quindi, possono persino fare in modo che dalla prospettiva del nostro ego, la pratica spirituale ci sembri come una sorta di prigione, dandoci la sensazione di non essere liberi, che vorremmo fare anche altro, ma non possiamo perché abbiamo da fare il nostro tapas, la nostra pratica che ci siamo assunti. Una simile attitudine completamente sbagliata, che è evidentemente specifica dell'ego, ahamkara, è profondamente nociva perché induce proprio a livello del subconscio l'idea bizzarra ed in modo evidente completamente falsa che non abbiamo più la libertà, che siamo costretti, addirittura soffocati dalla nostra pratica spirituale.

Tutte queste non sono altro – sottolineiamo – che nostre impressioni erronee, impressioni che appaiono solo al livello dell'ego, ma che si manifestano proprio a causa della mancanza di quel secondo ingrediente essenziale di una pratica spirituale efficiente, ingrediente che è vairagya. In effetti, vairagya ci offre l'intera libertà interiore ed un ampio, un profondo stato di pace anche nel tempo, durante la realizzazione effettiva della nostra pratica spirituale.

Vairagya significa anche contemporaneamente liberazione da diversi meccanismi, schemi o modelli di pensiero e di comportamento dell'ego verso tutti i tipi di dipendenze e di attaccamenti e, aspetto fondamentale, vairagya mantiene sempre intatta la nostra integrità spirituale.

In mancanza del risveglio adeguato e dell'amplificazione di vairagya nel loro essere, alcuni praticanti yoga possono trasferire semplicemente il loro solito modo di essere, i loro desideri, i loro attaccamenti, ecc, dalla vita comune, alla cosiddetta vita spirituale.

Per esempio, uno stato di gioia molto simile che è in una certa misura egoico, gioia che un certo praticante o una certa praticante ha vissuto prima di dedicarsi alla pratica spirituale, per esempio, quando comprava diversi oggetti, quella gioia può identificarsi anche nel modo in cui quella stessa persona gioisce nel caso di alcuni piccoli successi nella sua pratica yoga.

A causa della carenza di vairagya non è apparsa però in quella persona una reale e profonda trasformazione spirituale, ma al contrario vanità, egoismo, orgoglio ecc. sono diventati in quella persona qualcosa di più sottile, rimanendo però sempre come tendenze inferiori.

Grazie all'integrazione di vairagya nella nostra pratica spirituale, trasformeremo radicalmente e completamente l'attitudine verso questa pratica, ma anche verso la nostra vita in generale.

Vairagya ci insegna come identificare e poi mettere da una parte le aspettative egoiche riferite ai risultati che possono essere ottenuti attraverso la nostra pratica spirituale. Ovviamente, però, questa eliminazione delle aspettative egoiche non significa essere indifferenti a quali risultati otteniamo e persino al fatto se li otteniamo. È di fatto uno stato nettamente superiore di distacco spirituale, ma in cui siamo contemporaneamente profondamente presenti e non avendo nessun tipo di aspettativa egoista.

Analogicamente parlando, possiamo comprendere vairagya come un gioco libero e pieno di purezza. Quando i bambini giocano, essi sono totalmente presenti nel loro gioco, che per loro è straordinariamente affascinante. Ma sono in permanenza curiosi di scoprire ciò che quel gioco gli porterà. Non hanno aspettative o proiezioni anticipatorie riferite al loro gioco innocente. Con una simile attitudine non può più apparire l'indifferenza, l'abitudine, la noia o l'aspettativa egoica, perché vivono nel presente ed hanno, allo stesso modo, uno stato di curiosità superiore ed innocente riferito a ciò che viene.

Possiamo forse scoprire questo stato di gioco sublime ed innocente nella nostra pratica spirituale? La risposta della tradizione yoga è un immenso SI nel caso in cui integriamo nella nostra pratica sia abhyasa, che anche vairagya, essendo entrambi elementi o ingredienti essenziali di una efficienza spirituale infallibile.

Dal punto di vista pratico, inizieremo sempre con abhyasa, saremo attenti a tutte quelle quattro qualità di base di abhyasa, per acquisire in questo modo la stabilità nella nostra pratica. Ma solo attraverso l'inserimento e la piena integrazione dell'attitudine vairagya, cioè attraverso l'eliminazione delle aspettative egoiste, dell'irritabilità o dell'irascibilità, delle implicazioni egotiche nella nostra pratica spirituale, potremmo raggiungere il successo pieno in questa pratica, e la nostra trasformazione spirituale che otterremo, sarà totale e permanente. E inoltre, una volta che iniziamo a praticare yoga in questo modo, scopriremo che possiamo estendere questa attitudine superiore in quasi tutti gli ambiti della nostra vita.

Per esempio, nelle nostre relazioni d'amore. Queste relazioni hanno anch'esse bisogno a loro volta di stabilità, di costanza nell'amore, dell'integrazione di tutte le quattro qualità di base di abhyasa, rispettivamente una durata adeguata nel trascorrere tempo di qualità con l'essere amato, una perfetta continuità del nostro amore, una piena autenticità in amore, un approccio entusiasta all'amore e all'Eros Puro di Dio, e a tutto questo si aggiunge vairagya, il distacco spirituale, lo stato di gioco sublime ed innocente che è completamente privo di aspettative egoiche, di attaccamento verso l'altro, di possessività, di gelosia, di dipendenza emozionale e così via.

Sempre e sempre abhyasa ci offrirà l'energia occulta benefica, trasformatrice, la direzione adeguata ed infallibile verso il nostro obiettivo spirituale fondamentale, costanza, stabilità interiore, per andare sempre avanti verso l'unione estatica e perfetta con Dio. A sua volta, vairagya ci donerà la possibilità di gioire pienamente della vita, dell'intero nostro percorso spirituale e non solo della sua destinazione finale, ci insegnerà come apprezzare, come gioire ed assaporare estasiati la sublime bellezza e la misteriosa perfezione che caratterizza sia il nostro viaggio spirituale fondamentale verso Dio, ma anche la nostra intera esistenza.

Si può dire che una simile realizzazione spirituale, che è il frutto dell'azione combinata e reciprocamente sostenuta dei primi due ingredienti esoterici dell'efficienza spirituale, rispettivamente abhyasa e vairagya, può essere considerata come una vera incoronazione della nostra pratica spirituale. Ma questi due ingredienti intensificheranno molto di più la loro azione trasformatrice e spiritualizzante in presenza del terzo ingrediente essenziale, che però, grazie al suo carattere un po' più sottile, non è menzionato esplicitamente in alcuni trattati yoga.

Questo terzo ingrediente viene chiamato in lingua sanscrita bhavana.

Il termine sanscrito bhavana significa letteralmente uno strumento per creare una realtà nuova, e in modo sottinteso, nettamente superiore. In effetti, attraverso bhavana possiamo manifestare, possiamo portare nella realtà ciò che aspiriamo intensamente ad ottenere, a vivere, a realizzare.

Bhavana può indicare contemporaneamente la nostra capacità di identificazione spirituale o di duplicazione nel nostro essere, nella nostra coscienza, nella nostra aura, di alcune qualità ed aspetti che ci attirano moltissimo e che esistono in una forma archetipica, in un certo Attributo di Dio, in una certa ipostasi di Dio o in un grande dio, in una grande dea ecc, ma anche in certi esseri umani.

Attraverso la focalizzazione quanto più completa ed in una maniera profondamente trasfiguratrice delle rispettive qualità ed attributi, arriviamo, grazie a questo terzo ingrediente spirituale fondamentale, bhavana, a risvegliarli, ad amplificarli, a duplicarli, per così dire, in noi stessi.

Possiamo così comprendere perché quindi questo terzo aspetto essenziale, bhavana, non viene menzionato esplicitamente in alcuni trattati tradizionali di yoga, essendo però esso molto apprezzato e descritto come un aspetto essenziale in numerosi trattati della tradizione del tantra yoga, tuttavia, si può dire che incontriamo ovunque nello yoga esempi di bhavana, suggestioni verso bhavana. Ad esempio, anche nei nomi di numerose tecniche e procedimenti. Lo yoga può far riferimento a certe qualità o anche a certi attributi di Dio e, per questo, quei nomi rivolgono implicitamente un invito verso la realizzazione di queste identificazioni spirituali superiori, verso l'utilizzazione di questo misterioso strumento per creare una realtà molto più elevata, nettamente superiore, in cui poi vivere in modo costante.

Per esempio, esistono nello yoga posture corporee come può essere la postura della montagna, Tadasana, che fa riferimento alla perfetta stabilità della montagna ed implicitamente all'Attributo di Dio della Stabilità di Dio, che viene poi trasferito attraverso bhavana, in correlazione, ovviamente, con abhyasa e vairagya, attraverso la pratica yoga vera e propria, nel nostro proprio essere, o la postura dell'eroe, Virasana, che evoca l'Attributo di Dio dell'Eroismo di Dio, o la postura del loto, Padmasana, che evoca la Purezza, la Bellezza, la Perfezione come Attributi di Dio, che si riflettono, allo stesso modo, nel meraviglioso fiore di loto, e così via.

Ma in particolare nella tradizione del Tantra Yoga, questo terzo ingrediente essenziale della pratica spirituale efficiente, bhavana, viene descritto come avente una importanza fondamentale. Senza bhavana non potrebbe esistere, per esempio, la trasfigurazione o l'auto-trasfigurazione. Senza bhavana non potrebbe essere creato un vero spazio sacro che è così tanto necessario alle cerimonie spirituali, inclusa la cerimonia erotica e spirituale Maithuna.

Attraverso bhavana, il nostro intero essere viene profondamente trasfigurato, ciò che farà in modo che l'azione congiunta e, in un certo senso, complementare degli altri due ingredienti esoterici, abhyasa e vairagya, sia molto più efficiente che non in assenza del terzo elemento, bhavana.

Anche il nostro corpo diventa, attraverso bhavana, in particolare nell'ambito dell'eros tantrico trasfiguratore, un vero spazio sacro che permette la manifestazione armoniosa e quanto più plenaria della nostra potenzialità spirituale.

Attraverso bhavana, la nostra intera esistenza viene così trasformata. Ogni esperienza di vita può diventare in questo modo facilmente una forma di yoga. Attraverso bhavana, trascendiamo completamente la realtà comune, banale e passiamo trasfigurati in un sublime spazio-tempo, in un universo puro, pieno di meraviglie o persino di miracoli, che noi stessi possiamo far diventare, attraverso bhavana, la nostra realtà di tutti i giorni. Attiriamo l'attenzione sul fatto che non ci riferiamo affatto qui ad immaginare ciò che non esiste, ciò che non è reale. Questo non è e non ha alcuna connessione con bhavana, che potrebbe essere descritta anche come una radicale riconfigurazione o riqualificazione dei limiti della realtà in cui viviamo, e in primo luogo come un allontanamento graduale di tutte le limitazioni della nostra coscienza.

Di conseguenza, sia nella pratica Yoga, così come in ogni altra pratica spirituale autentica, bhavana ci offre la possibilità, e anche l'energia occulta necessaria per ricostruire, metaforicamente parlando, la realtà in cui viviamo. E una simile ricostruzione dalle fondamenta della realtà implica, così come nel caso della ricostruzione di un edificio, la demolizione preliminare, nel caso di bhavana, dei diversi modelli comportamentali o di pensiero del nostro ego, modelli e abitudini che prima ci tenevano prigionieri di una condizione esistenziale molto restrittiva, limitativa, banale, prigionieri di un modo di essere circoscritto al nostro ego, ahamkara.

In questo modo e, ovviamente, in correlazione con gli altri due ingredienti essenziali di una pratica spirituale efficiente, riveleremo molto più rapidamente la nostra vera identità divina, il Sé eterno e perfetto, Atman in lingua sanscrita.

Indietro
Indietro

RIVELAZIONI ESSENZIALI pt.2

Avanti
Avanti

L'origine e i benefici dello Yoga